Visitare Paternò

Paternò

Paternò città ricca di storia, cultura e tradizione situata sulle pendici sud-ovest dell'Etna a 256 metri di altitudine, conta 50.000 abitanti circa. E' uno dei 20 comuni che coesistono nell'area del Parco dell'Etna la cui bellezza non sta soltanto nella grandiosità delle eruzioni e nelle colate di lava incandescente.

castello e matrice

Attorno al grande vulcano si estende un ambiente unico e impareggiabile, ricco di suoni, profumi e colori. Un comprensorio dal paesaggio incantevole, protetto da un parco naturale che chiunque si trovi in Sicilia non può mancare di visitare. L'area è molto interessante dal punto di vista ambientale e gli amanti delle escursioni possono trovare in essa particolari attrattive.

Seducente mosaico di mutevoli vedute, la città offre immagini di suggestiva ricchezza monumentale e urbanistica. Le origini dell'abitato risalgono alla dominazione normanna, quando fu eretta la Rocca che sovrasta, dall'alto della rupe, la valle del Simeto e la cittadina della quale è diventata simbolo. Del periodo medievale sono presenti tuttora interessanti testimonianze tra cui il magnifico Castello, dalla caratteristica forma a Parallelepipedo, simile ai donjon francesi ed ai castelli scozzesi fortificati nello stesso periodo. E' di interesse storico un'antica veduta di Paternò - un disegno ad inchiostro del Settecento scoperto recentemente - che inquadra la Collina e la città sottostante, coi suoi monumenti principali e con scene di vita quotidiana e di giustizia. Notevole incremento ha avuto l'attività terziaria in genere ed in particolare quella artigianale, con la lavorazione del ferro battuto, della ceramica, della pietra lavica, che negli ultimi anni ha varcato confini nazionali, partecipando a mostre internazionali in Giappone, Germania, Canada, Stati Uniti d'America, risultato delle capacità dei valenti artigiani che operano in città.

Da visitare:

Il Castello (nel corso dei secoli fu anche prigione) e la Chiesa normanna di Santa Maria dell'Alto (restaurata nel '700), si trovano nella parte più alta della città e sono le costruzioni più antiche di Paternò;

la Chiesa di Santa Maria della Valle di Josafat, di origine gotica, ha uno splendido soffitto del XVI sec. ;

la Chiesa di Santa Barbara, è stata edificata nel XVIII sec. in stile neoclassico.

L'area circostante è piena di attrattive: inizia dalle Salinelle, manifestazione di un antica attività eruttiva; prosegue con la sorgente Monafria, le cui acque alimentavano antichi Mulini ormai in disuso; i resti del Ponte Romano edificato sul Simeto, poco lontano da Passo d'Ipisi, dove il corso del fiume nei periodi di secca permette il guado; contrada Pietralunga,dove è possibile ammirare l'omonima roccia e l'ex Allevamento di cavalli di epoca Borbonica; da lì procede in direzione di Centuripe sulla Strada delle Valanghe, con la vista inquietante dei calanchi che scavano le colline e si interna in Contrada Poira, inerpicandosi fino a Poggio Còccola; tornando a ritroso, scende a valle fino alla Traversa di Ponte Barca, sbarramento sul fiume Simeto che delimita un'area di notevole interesse. E lungo le strade dove si snoda il percorso proposto s'intravedono le belle masserie e residenze di campagna. Il Comune di Paternò comprende nel suo territorio gli aspetti diversi e sorprendenti nella natura siciliana.Nei dintorni della bella cittadina, così ricca di storia e di tradizioni, il visitatore può ammirare i contrasti del paesaggio sovrastato dal vulcano: il verde brillante dei floridi agrumeti, gli eterni oliveti dai riflessi argentei, le distese dorate dei campi di grano e lo scorrere tranquillo delle acque del Simeto.Il contatto con la natura, la semplicità e la genuinità della vita rurale,la conoscenza del lavoro in campagna permettono all'uomo moderno, così immerso nel ritmo frenetico del mondo urbano, dominato della tecnologia, di riscoprire una dimensione più vera e di riflettere sulle proprie origini.L'escursione, percorrendo le antiche strade rurali, dalla pianura alle colline, svela tesori inaspettati e testimonianze dell'opera umana in epoche diverse.

Le Salinelle salinelle-paternò

Le Salinelle di Paternò si trovano in prossimità del campo sportivo di uguale nome e sono le più interessanti per estensione, per numero di orifizi e per entità di fenomeni che si verificano. Un tempo bocca eruttiva decentrata dell'Etna, ormai spenta, la "collinetta di Paternò" ancora oggi manifesta fenomeni di emissione di acqua e fango con un alto contenuto salino, già adoperate in passato a scopo terapeutico sugli uomini e sugli animali.

L'acqua delle falde sotterranee, frammista ad argilla, fuoriesce dalle crepe del suolo, spinta dai gas formati durante fenomeni di raffreddamento del magma in profondità.

I Mulini

Nelle strade di Bella Cortina, Salinelle, Monofria, Jungo, si snodavano nel secolo scorso le cosiddette "vie dei mulini", adesso sentieri di campagna, spesso solcati dalle acque non incanalate delle sorgenti vicine.

I mulini ad acqua, costruiti in sequenza, sfruttavano l'energia delle acque della sorgente Monofria per far girare le pesanti ruote di pietra o, in tempi più recenti, in legno di ciliegio.

Accanto ai mulini, non di rado, venivano allevati animali da cortile,alimentandoli con mangimi ottenuti dagli scarti di lavorazione del grano. Alcuni di essi, quali il mulino Vercoco, sono tuttora ben visibili e mostrano l'iscrizione che ricorda la data di costruzione.

Ancora funzionante è il mulino Fallica, al cui interno sono presenti macchinari che risalgono ai primi decenni del secolo; il mulino è attualmente gestito dalla Cooperativa Mulini Ibla, la quale adotta un processo di lavorazione del grano di tipo artigianale. Entrambi si trovano in contrada Jumbo.

Ponte Romano

ponte_romanoLungo la riva destra del fiume Simeto, ai piedi di Monte Castellaccio, nel 1994 sono stati valorizzati dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali di Catania i resti di un ponte risalente all'età Imperiale dell'Epoca Romana.

Quest'ultimo è sicuramente una delle opere più laboriose portate a termine dal popolo Romano in Sicilia. Esso è lungo circa 23 km. e venne costruito per soddisfare le esigenze idriche di Catania, infatti il quantitativo d'acqua era talmente alto da garantire persino il funzionamento delle numerose terme e della naumachia, l'edificio destinato a battaglie navali.

La pietra lavica costituisce il materiale essenziale per la costruzione di quest'opera , infatti i pilastri delle arcate furono rivestiti da blocchi di pietra lavica ben squadrati, mentre gli archi furono delimitati all'interno da mattoni disposti a raggiera. Lunghi tratti di questo monumento si sono conservati grazie alla riutilizzazione come canali d'irrigazione per le campagne circostanti.

Gli storici dei secoli trascorsi asserivano che il ponte servisse Centuripe, Assoro, Agira ed Enna per effettuare il trasporto del grano da macinare ai mulini di Paternò. Gli stessi studiosi affermavano che venne fatto demolire dal Tiranno Dionigi, in fuga dai Cartaginesi verso Centuripe, per impedire il passaggio ai nemici.

Oggi si è certi di attribuire la rovina del ponte ai vortici d'acqua creati dal fiume, i quali hanno compromesso la stabilità dei piloni.

Non esistono testimonianze di alcuna riedificazione in epoca successiva ma è possibile ammirare i resti percorrendo la strada che porta alla Stazione di S. Marco e al Ponte di Pietralunga; si sono conservate parte dell'arcata di testata, con imponenti speroni frangiflutti, e le spalle di sostegno alla carreggiata.

Sulla riva opposta, in contrada Coscia del Ponte, è riconoscibile una porzione della parte inferiore dell'altra testata, ormai inglobata in una moderna opera di terrazzamento.

La roccia di Pietralunga

Il complesso territoriale di Pietralunga si estende dalle sponde del fiume Simeto ad una serie di colline (contrada Poira) in ascesa fino a poggio Còcola.

Su questo vasto territorio sono state ritrovate tracce di insediamenti umani risalenti alla Tarda Età del Bronzo Antico.

La contrada prende il nome da roccia isolata, a ridosso del letto del fiume, attorniata dagli agrumeti; la roccia raggiunge l'altezza di circa 20 metri e incuriosisce il visitatore per la sua forma appuntita; essa è un importante punto di riferimento naturalistico per rapaci ed altri uccelli che si posano abitualmente ai suoi spuntoni.

L’ex allevamento di cavalli

Venne istituito dal ministero della guerra nel 1883 nella tenuta demaniale di Pietralunga, lungo la riva destra del fiume Simeto. Il complesso delle costruzioni comprendeva le stalle distinte per razza e tipologia di destinazione, infermerie, edifici amministrativi e residenziali. Per dieci anni funzionò regolarmente, influenzando l'economia locale, in seguito diventò sezione dell'allevamento di Persano e venne adibito esclusivamente a deposito di puledri. Dopo l'abbandono definitivo, venne in parte utilizzato come luogo di riunione da agricoltori della zona e sede di consorzio agrario.

Le strade delle valanghe

A margine della strada che da Paternò porta a Centuripe, le colline di argilla appaiono brulle a seguito dei disboscamenti e profondamente solcate dall'azione erosiva del vento e delle piogge che, nel corso dei secoli, hanno scavato canaloni sui fianchi dei rilievi. Benché il fenomeno testimoni un processo graduale di degrado, con gravi rischi per la conservazione delle colline, soggette a frequenti smottamenti, il paesaggio che si mostra al viandante è affascinante per l'atmosfera quasi lunare ed il silenzio che riempie gli animi.

Contrada Poira La contrada prende nome dal suggestivo paesaggio collinare che il visitatore può ammirare: poira è infatti la forma dialettale di poggi. Da Poggio Còcola (382 m s. l.m.) è possibile godere di un ampia vista sulla Valle del fiume Simeto e visitare quel che rimane del cosiddetto "Castello della Baronessa di Poira", un complesso di edifici di antica e pregevole fattura, delimitati da possenti mura di cinta, eretti verosimilmente su costruzioni di epoca romana. Sulla collina, nel 1995, la Sopraintendenza ai Beni Culturali di Catania ha portato alla luce una necropoli ellenistica con tombe del VI eV secolo a.C., contenenti all'interno vasellami di vario stile. Poco lontana la Grotta degli Schiavi, probabilmente un Ergastulum romano, dove, al termine del lavoro, venivano posti gli schiavi e incatenato " il ribelle della giornata".

Non si ha fino ad oggi notizia di monumenti del genere rinvenuti in Sicilia.

Il ponte barca – fiume Simeto – l’azienda Costantina

Poco distante dal centro abitato, il fiume è sbarrato dalla traversa di Ponte Barca. La denominazione testimonia come prima della costruzione del ponte il Simeto venisse attraversato con l'ausilio di barconi. L'edificazione della traversa, pur modificando l'assetto originario, ha determinato la formazione di un invaso che attira numerosi uccelli acquatici.

Da passo Ipsi fino a Ponte Barca il fiume scorre tra argini naturali e presenta aspetti paesaggistici e naturalistici di grande rilievo, caratterizzato com'è dalla presenza di numerose anse, isolette fluviali, ampi acquitrini temporanei, vaste aree a bosco ripale e cannetti. In prossimità dei salici densi, estesi in larghezza e degli ambienti con acque basse, è possibile avvistare l'Airone cenerino, l'Airone rosso, la Gazzella, la Nitticora, la Sgarza ciuffetto, il Martin pescatore, la Folaga e la Gallinella d'acqua;

tra la vegetazione di tamerici, ginestre e oleandri si possono intravedere l'Usignolo di fiume e il Beccamoschino; in mezzo ai cannetti la Cannaiola; tra i rapaci non è raro avvistare il Falco di palude, che volteggia nei pressi delle zone umide alla ricerca di prede. Conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per la sua peculiare bellezza è la simetite o ambra del Simeto, che nei secoli scorsi il fiume trasportava a riva. A ridosso del Ponte, costeggia per buona parte del fiume l'azienda Costantina. Essa è formata da un corpo unico di circa 300 ettari, esclusivamente coltivatori ad agrumi ed al suo interno è possibile ammirare una roccia imponente, sulla quale si erge una statua sacra, e spettacolari viste dell'Etna. Le origini dell'azienda risalgono agli anni '30 e ciò è ricordato da alcuni edifici d'epoca e dal palmento splendidamente conservato.
Le Masserie

A ricordo della presenza permanente e diffusa dell'uomo nelle campagne, incontriamo le vecchie masserie, un tempo adibite a residenza dei proprietari, dei coloni e dei lavoranti, centri dell'attività dell'azienda agricola.Esse costituivano il nucleo originale degli insediamenti rurali: attorno ad ognuna sorgevano le attività artigianali e commerciali; non di rado venivano edificate chiesette, delle quali oggi rimangono alcune testimonianze. I fondachi erano una sorta di osterie e piccoli alberghi per mercanti, pellegrini e carrettieri o stazioni dove si alloggiavano equipaggi e cavalcature. Il territorio di Paternò è dunque ricco di edifici rurali di interessante fattura, di varie tipologie e destinazioni, ben distribuiti nelle contrade attraversate dall'itinerario proposto; molti di essi si presentano in stato di buona conservazione e non è da escludere che in futuro vengano attrezzati per fornire ospitalità e ristoro a coloro che desiderano fare turismo rurale.